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Le malattie del web

Pubblicato il 31 maggio 2010 alle 05:01 am | Archiviato in Internet 

Il web, al pari degli essere umani, può ammalarsi. Non sempre gode di buona salute, oggi più che mai. Ma chi causa le malattie del web? Utenti malati, ovviamente. Se metti una mela marcia assieme a delle mele buone, le mele buone marciranno.

Non possiamo eliminare gli utenti malati, perché il web è di tutti. Tutti hanno diritto di avere una loro presenza, se non contravviene alle leggi del proprio paese.

Possiamo, però, riconoscere queste malattie, per tenercene lontani. La diagnosi è importante. La cura non sempre è possibile.

Queste sono le malattie del web che ho individuato ultimamente.

Linkofobia

Il terrore di linkare altri siti. La paura incondizionata di cedere parte del proprio link juice a un altro sito. Il timore di promuovere quel sito, di premiarlo, di concedere un backlink che favorisca il suo posizionamento.

La linkofobia è una malattia reale che viene dettata da una profonda ignoranza del web e del suo significato più profondo: quello di un luogo fatto di connessioni, di passaggi virtuali da un ipertesto a un altro, in un continuo e rapido balzo da un luogo a un altro, da una cultura a un’altra, da un soggetto pensante a un altro.

E’ il termine “altro” che sfugge a chi non concede link: il web, senza questo “altro”, non esisterebbe. Ognuno di noi, inteso come presenza ipertestuale, esiste perché esistono altri.

Eppure ecco i grandi nomi del web, i colossi della comunicazione, trasformare quella che è stata una rivoluzione nell’ambito della comunicazione stessa, nella condivisione delle informazioni, nell’ampliamento della cultura, il link, in un azzeramento totale del collegamento, in un abbattimento dei ponti che permettono uno scambio interculturale e sociale, nell’annientamento totale del concetto stesso di ipertesto. Quei siti, quelle pagine web, non sono più ipertesti ma semplici testi.

L’ipertesto, come dice il termine stesso, va oltre il testo. Permette una lettura dinamica, non più statica, permette di ampliare le proprie conoscenze. E’ un salto, non solo verso altri testi, ma verso il futuro stesso della comunicazione.

La linkofobia si esprime attraverso l’uso di link inattivi, come fanno molti quotidiani online (scrivendo semplicemente la url, senza collegamento attivo), o inibendo la cessione di pagerank… Pagerank. Una parola che, a pensarci bene, non ha alcun significato, se non nella mente contorta di chi l’ha creata.

Plagio di contenuti

Perché rubare contenuti altrui? Me lo chiedo ogni volta che trovo un mio testo firmato da altri… Su questo sito vengono continuamente prelevati contenuti e inseriti nei siti di altri web designer o di agenzie web.

Potrei dire: significa che molti hanno apprezzato come scrivo. Ma invece dico che sono dei ladri.

Il problema è più grande di quanto si possa immaginare. Un testo rubato crea una serie di eventi concatenati:

  1. il reale autore è depauperato di una sua proprietà: fin troppo ovvio, il testo è suo e si ritrova nei siti di terzi;
  2. i motori di ricerca possono applicare il filtro antiduplicazione, quindi possono- come già successo al sottoscritto…- premiare il sito che plagia, favorendolo nelle serp, e far sparire quello che ha subito il furto (dopo il danno, anche la beffa);
  3. l’utente che approda su un testo rubato subisce una truffa: se si fa passare una qualità altrui per propria, una proprietà altrui per propria, si sta imbrogliando l’utente;
  4. l’azienda o il professionista che ruba testi altrui non è in grado di imporsi nel mercato, e è costretto a copiare, né più né meno di quanto accadeva a scuola, quando il “ciuccio” della classe si vedeva costretto a copiare dagli alunni più bravi perché non era in condizione di emergere, di superare una prova (anche se quest’ultimo punto riguarda la coscienza di chi ruba contenuti, coscienza di cui è ovviamente sprovvisto dal momento che ruba…).

In molti casi è anche impossibile agire, poiché i blog che ripubblicano contenuti altrui sono aperti su piattaforme come blogspot, in cui l’autore si è visto bene dal pubblicare i propri dati personali o quelli per contattarlo.

Riciclaggio di contenuti

Che su internet ormai si possa trovare qualsiasi tipo di informazione, è un fatto accettato. Nel marasma incontrollato di informazioni di ogni genere risulta spesso difficile scovare contenuti davvero interessanti e, soprattutto, unici.

Al pari del riciclaggio di denaro sporco, che prevede la rimessa nel mercato degli affari di soldi non guadagnati o meglio guadagnati con azioni illecite, il riciclaggio di contenuti prevede la rimessa in rete di testi già scritti, già presenti in rete da anni magari, quindi, di fatto, non guadagnati.

Testi che vengono rimaneggiati, ripresi e adattati. Informazioni già lette che appaiono nel web scatenando nell’utente miriadi di déjà vu, ma che déjà vu non sono, poiché fanno parte di conoscenze preacquisite, di concetti già letti e assimilati.

E’ come una moda che impazza da anni in Italia: creare una parola nuova nell’illusione di aver creato qualcosa di nuovo o di averlo perfino migliorato, mentre si è soltanto cambiato nome a un oggetto, una situazione, una condizione (cfr: handicappato, disabile, diversamente abile).

Così nel web si riscrivono testi già scritti, si esprimono pensieri già espressi, si danno consigli già dati, si offrono guide già offerte, in un turbine di inutili informazioni che rendono la reperibilità di contenuti validi, di reale aiuto, estremamente difficoltosa.

Social republication

O la malattia del web 2.0.

Il proliferare dei blog ha creato l’avvento di una nuova malattia. L’estrema facilità con cui è possibile aprire e lanciare un blog ha fatto sì che non solo chi avesse davvero qualcosa da dire creasse una sua presenza nel web, ma anche quei furbi e illusi che sperano di trascorrere le loro giornate nell’ozio campando coi guadagni degli annunci Google.

Questo non significa che non si possa davvero guadagnare con quegli annunci, ma prima di vedere un’entrata mensile consistente, bisogna lavorare tanto e bene.

E così gli illusi intasano la rete di siti totalmente inutili, ripubblicando estratti di articoli trovati nel web, facendo passare questa loro spazzatura per un servizio: quello dell’aggregazione dei contenuti.

Ho parlato in un articolo apposito, lo scorso anno, della Republication: la moda del dolce far niente.

Quali altre malattie hai indivuato nella tua esperienza di utente web?


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