Republication: la moda del dolce far niente
Pubblicato il 29 giugno 2009 alle 05:54 am | Archiviato in Contenuti
Realizzare un sito è frutto di studio e lunga fatica. Realizzare un sito è anche frutto di conoscenze, sia dell’argomento da trattare che del linguaggio italiano. Saper scrivere non è da tutti, così per molti è più semplice copiare, sfruttando il lavoro e le capacità altrui.
In un’epoca come questa, in cui c’è crisi economica ma non certo di informazioni in rete, ci si imbatte spesso- troppo spesso, per i miei gusti- in siti che non offrono nulla, pieni di contenuti ma in realtà senza contenuti.
Sto parlando di quei siti che vengono di solito chiamati aggregatori di contenuti. Sto parlando della nuova moda della republication, ripubblicazione di contenuti altrui, di un loro estratto almeno. Sto parlando del dolce far niente, catapultato online e trasformato in business.
Feed RSS: l’arma del ripubblicatore
Che cosa sono questi benedetti feed di cui tutti si appropriano? Un feed è un’unità di informazioni, un file testuale che contiene una serie di informazioni: titolo della risorsa, estratto del contenuto, descrizione e link. Gli RSS sono il formato per la distribuzione dei feed.
Abbonarsi al feed di un sito significa poter ricevere gli aggiornamenti di quel sito. Non è più necessario visitare spesso quel sito per vedere cosa c’è di nuovo. Una sorta di moderna newsletter.
L’uso dei feed è privato, comunque. Per ripubblicare, ridistribuire anzi, un feed bisognerebbe chiedere il permesso al proprietario.
Il ripubblicatore, o republisher, moderna figura che opera nel web, si appropria dei feed di vari siti e costruisce un sito- chiamato erroneamente aggregatore di feed o, peggio ancora, valorizzatore di contenuti…- ripubblicandone i feed.
Ho trovato poco tempo fa un sito che si vantava di avere all’attivo oltre 500.000 “articoli” (tra cui parecchi miei…), presi da qualche migliaio di feed.
Il contenuto come valore aggiunto?
No.
Il contenuto come unico valore. Così almeno dovrebbe essere. Il risultato della republication è un aumento della spazzatura all’interno delle pagine dei risultati. L’utente, almeno il meno esperto, non sa più su cosa cliccare, si ritrova una serie di pagine con lo stesso titolo: quale sarà quella giusta?
Sì, d’accordo, da queste pagine accederà comunque al testo originale. Ma resta il fatto che i risultati delle sue ricerche saranno sporcati da link inutili.
Il contenuto di un sito non è più visto come un valore da offrire all’utente, ma come un elemento in più. L’importante è produrre contenuti fittizi, per guadagnare con affiliazioni, annunci Google e pur sempre qualche link da inserire qua e là verso un altro sito.
Il futuro del web
Il web sarà sempre più intasato da informazioni inutili, da contenuti di poche righe che non offriranno all’utente alcuna utilità.
Sarà sempre più difficile per i navigatori trovare validi contenuti in rete. Emergere fra la spazzatura sarà uno dei traguardi dei siti nascenti che, oltre a dover competere con forti concorrenti, dovranno vedersela anche con i falsi valorizzatori di contenuti.
Con centinaia di aggregatori.
Con ondate di republications.
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3 commenti a “Republication: la moda del dolce far niente”
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vedi, ad esempio, i siti per le offerte di lavoro….. quanto tempo si perde ogni volta a capire se l’annuncio lo abbiamo già visionato o meno…..
Beh, anche quelli hanno le loro copie
[...] Ho parlato in un articolo apposito, lo scorso anno, della Republication: la moda del dolce far niente. [...]