Dimmi come scrivi un’email e ti dirò chi sei
Pubblicato il 6 febbraio 2009 alle 07:00 pm | Archiviato in Comunicazione
Ricevo ogni giorno decine di email. In quelle email ho trovato di tutto. E sono qui a spiegarvi come si scrive un’email, anzi come NON si scrive.
- Nome e cognome: spedire un’email senza scrivere il proprio nome e cognome non è educato. Non c’è da aggiungere altro. Specialmente se si sta chiedendo un preventivo, come minimo bisognerebbe fornire non solo nome e cognome, ma anche nome dell’azienda completo di indirizzo e telefono. Ho provato a chiedere un nome, proprio ieri, in seguito ad un’anonima richiesta di preventivo. Nessuno ha più risposto. Né io ho mandato il mio preventivo.
- Testo scritto tutto in maiuscolo: non si scrive tutto in maiuscolo, e non perché su internet equivale a urlare, intendiamoci. Anzi, se provate a leggere un testo in maiuscolo a casse accese non sentirete urlare nessuno, garantito. Un’email non è una strillettera del mondo di Harry Potter, suvvia. Non si scrive in maiuscolo perché è poco leggibile, tutto qui.
- Testo non curato: il testo di un’email va curato, non va scritto di fretta. Dovete fare attenzione alla forma, a rispettare le regole grammaticali, al giusto uso della punteggiatura. Dall’altra parte non c’è una macchina, ma un essere umano che, come minimo, ha diritto al rispetto. E poi anche a capire cosa avete scritto…
- Email falsa: quante volte mi è capitato di ricevere email dai polemici di turno e non poter ribattere perché, scrivendomi dal modulo contatti, si sono sentiti autorizzati a inserire un indirizzo email inesistente! L’ultima qualche giorno fa. Mi scrive un tale da un mio blog, non aveva apprezzato- e neanche capito- quello che avevo scritto nella pagina contatti e mi ha appioppato un giudizio pesante, a cui non ho potuto ribattere poiché non ha avuto il coraggio di inserire la sua email. La mia risposta è tornata indietro. Spedire un’email significa comunicare. Ma se il destinatario non può rispondere, che comunicazione è? Inibire la comunicazione non è assolutamente educato.
- Saluti iniziali e finali : perché nessuno più saluta? E’ forse l’evoluzione dell’uomo, sempre più virtuale e sempre meno umano? Non si esordisce in un’email senza aver prima salutato. Ma pensate davvero che dall’altra parte ci sia soltanto un programma di posta elettronica? Vi sbagliate! C’è una persona, giuro! L’ho vista, seduta alla sua scrivania, davanti a un monitor, la mano sul mouse, gli occhi su un testo anonimo, tutto in maiuscolo, a decifrare frasi sconnesse e sgrammaticate…
Vi ricordate le lettere di tanto tempo fa? Parlo di quelle cartacee, avete presente? Credo che in qualche museo potete ancora trovarne qualcuna. Erano dei fogli di carta bianca, cellulosa mi pare, su cui, per mezzo di una penna ad inchiostro (no, non sto parlando della penna USB né di quella della tavoletta grafica, ma della penna a sfera o anche stilografica, roba del secolo scorso, anteguerra) si poteva scrivere a chiunque.
Vi ricordate come scrivevate quelle lettere? In alto a destra si metteva il nome della città e subito sotto la data. Poi si cominciava a scrivere il testo:
Caro amico,
e quindi si andava avanti, informandoci della sua salute, anche, e poi tutto il resto, ed infine cosa si scriveva? Ve lo dico? I saluti finali!!! Non avevate indovinato, eh? Si poteva scegliere fra una vasta gamma di forme di saluto:
- Tuo affezionatissimo
- Cordiali saluti
- Cordialmente
- Ossequi
- Distinti saluti
e così via, libero sfogo alla fantasia.
Poi si piegava il foglio e si infilava in una busta, si chiudeva, si scriveva il destinatario e il mittente e poi si affrancava e quindi si spediva.
Che cosa è cambiato da allora?
Il mittente va ancora scritto. Il destinatario anche. E persino il testo. Non su un foglio di cellulosa, ma elettronico. Non con una penna stilografica, ma con una tastiera e un mouse. La data viene messa in automatico dal programma di posta. La lettera va ancora spedita, ma senza affrancatura. Ci pensa il nostro provider a farci pagare l’abbonamento mensile alla nostra ADSL. E, pensate, possiamo spedire quante lettere vogliamo, senza pagare di più!
Dunque, che cosa è cambiato? Si fanno più o meno gli stessi passi, ma più velocemente. Siamo cambiati noi, allora? Di certo sì. Ma in peggio. Siamo più maleducati.
E tu come scrivi un’email?
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10 commenti a “Dimmi come scrivi un’email e ti dirò chi sei”
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Bè, che dire. Sono perfettamente d’accordo con te. E che dire di coloro che utilizzano la lettera “K” ovunque anche semplicemente al posto della “C”? Oppure le orride abbreviazioni “qnd”, “cm”, “cs”, etc?
Ottimo articolo. Ciao.
PS: perché non scrivi gli articoli più di frequente?
Ciao Andrew
Le “K” e le orride abbreviazioni infatti vengono sempre corrette nei commenti dei miei blog… non le sopporto neanche io.
Hai ragione, dovrei scrivere più di frequente
Un po’ è il tempo e un po’ sto lavorando a un restyling del sito…
Ciao Daniele
ottimo articolo per un argomento difficile.
Finalmente qualcuno che si preoccupa delle persone che “stanno dietro al monitor”. A forza cmq, che così di seguito avevo la sensazione di vivere in un mondo di alieni e di macchine dove non c’è spazio per le persone. O meglio. Dove le persone appaiono prigioniere dell’informatica e non utilizzatori di un meraviglioso strumento.
Continua a ascrivere, leggo sempre con piacere i tuoi articoli.
Con simpatia
Olindo
Ciao Olindo, che piacere
Grazie, devo decidermi a continuare il restyling del sito e poi scriverò di frequente.
Per lavoro ricevo e invio svariate mail al giorno, spesso manca il tempo di creare una bella mail. Naturalmente va fatta una distinzione fondamentale, cioè il tipo di rapporto che abbiamo con l’interlocutore. Se si ha una certa confidenza, si può risparmiare un pò di tempo, andando dritti al sodo… anche perchè non so voi… ma nel mio ufficio il tempo è un bene iper prezioso!
Poi capita di mandare una mail a qualche tizio importante, con cui non si hanno mai avuti dei contatti, e “perdi” un bel pò di tempo a rileggere e controllare la punteggiatura come se fosse il tema del liceo!
PS ottimi articoli… complimenti per il blog!
Ciao Slyxx,
grazie del commento e dei complimenti
Personalmente controllo sempre la punteggiatura, non solo coi clienti “importanti”.
L’email fa comunque risparmiare tempo, ma purtroppo ancora non viene usata da tutti.
un trattato che se mi autorizzi utilizzerò in azienda, citandoti, nei corsi che dovremo – spero – organizzare.
combatto ogni giorno con le email che i miei colleghi scrivono magari anche a tutta l’azienda, utilizzando caratteri diversi, disseminandole di errori di punteggiatura o anche di costrutto ….
aggiungo che le email hanno, rispetto alla posta su carta, anche il vantaggio della formattazione.
io le organizzo così:
1) introduzione (cari colleghi et similia)
2) il motivo della email
3) che cosa mi aspetto come rezione alla mail
4) chiusura e saluti
e utilizzo parecchio il grassetto per fare sì che alcuni punti salienti risaltino.
e l’oggetto?
“info”? oppure “richiesta preventivo per l’acquisto di una ferrari gialla”?
e la suddivisione A (per competenza: chi agisce?) CC (per conoscenza: chi deve essere solo informato?)
parliamone
Ciao Mauro,
cita pure, grazie
L’oggetto deve far capire subito di che tratta l’email.
Se invii a tutti i colleghi, allora puoi creare una sorta di mailing list e mettere tutto in A.
Ottimi spunti di riflessione su un argomento che mi interessa molto.
Una volta ricordo di aver letto che era poco elegante usare il “salve” all’inizio di una email e mi piacerebbe sapere qualcosa a riguardo.
Anche in questo caso come avrei potuto iniziare la risposta? Istintivamente avrei scritto un “Salve” perchè reputo il “Ciao” una cosa più da amici.
Grazie
Felice
Ciao Felice, io inizio sempre proprio con un Salve