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Dell’inutilità di alcuni siti aziendali

Pubblicato il 14 aprile 2010 alle 04:39 pm | Archiviato in Comunicazione 

Il difetto di comunicazione

Quella che scrivo oggi è una piccola storia. Una storia di ordinario web, potremmo dire. La storia di un utente che cerca un’informazione in rete e trova quell’informazione, ma nel posto sbagliato. Qualcuno dirà che l’importante è trovarla, non dove, che è il risultato che conta, non il modo.

Certo, per l’utente, per me che cerco, l’importante è trovare quell’informazione. Ma per l’azienda che ha immesso quell’informazione in rete è il luogo che conta, che deve contare. Perché il luogo, il sito elettronico in cui reperire quell’informazione, è il suo pane quotidiano, è il suo negozio, o ufficio, è il luogo virtuale in cui vende, è, meglio ancora, se stessa.

Quell’informazione, quindi, deve partire necessariamente da chi la rappresenta nel web: dal suo sito. Non è ammissibile trovare un prodotto nuovo di quell’azienda altrove, ma non reperirlo nel sito aziendale. Questa è la massima trascuratezza.

Ricevo oggi una newsletter che seguo da tempo, sulle ultime uscite letterarie. E trovo un nuovo romanzo di un autore di cui già possiedo un libro. Così volo sul sito della casa editrice e clicco su Novità. Non trovo il libro.

Utilizzo allora il motore di ricerca interno e digito il nome dello scrittore, ma il sito mi trova solo il volume che già possiedo. Allora cerco direttamente il titolo, ma la risposta è nessun titolo trovato.

Se però “interrogo” Google mi restituisce 22 risultati e fra questi non compare l’unico sito in cui quel libro avrebbe dovuto comparire: quello della casa editrice che lo pubblica.

C’è quindi un difetto di comunicazione fra chi gestisce le uscite dei nuovi prodotti e chi si occupa dell’aggiornamento del sito. Il primo ha messo in uscita il libro, comunicandolo a destra e a manca, tanto da essere presente nel web e nelle newsletter, ma non l’ha comunicato al “web master”.

A che serve, a questo punto, tenere in piedi un sito aziendale? Chiudetelo e tenete aperto soltanto un ufficio stampa.


Commenti

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2 commenti a “Dell’inutilità di alcuni siti aziendali”

  1. Enrico Bernardi il 14 aprile 2010 22:31

    Lapidario. La penso io anch’io come te.

  2. Pikadilly il 14 aprile 2010 23:00

    E’ capitata la stessa cosa a me. Stesso settore: i libri.

    E’ evidente che queste aziende considerano ancora la rete come qualcosa che c’è, ma che non ha la stessa importanza dei mezzi di promozione tradizionali.

    La considerano qualcosa tipo un’appendice. :(

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