Quando fare SEO significa uscire di senno
Pubblicato il Luglio 14, 2010 | Archiviato in Seo e posizionamento
Bisogna accettare il fatto che la search engine optimization sia la malattia del terzo millennio. Non c’è altra spiegazione, altrimenti, sulla continua presenza, nel web, di testi assurdi, privi di significato, ambigui, subdoli anche.
Se una volta la SEO era adoperata per ottimizzare una pagina web nel vero senso della parola, se un tempo le tecniche di posizionamento erano pulite e servivano per invogliare e condurre un utente verso un preciso sito, adesso queste tecniche non spingono più il lettore, ma lo obbligano, lo trascinano.
Quelle che erano state create come tecniche di web marketing, adesso, in Italia, grazie a improvvisati professionisti della comunicazione, si sono trasformate in un’accozzaglia informe di testi che sfuggono a ogni classificazione semantica.
I comunicati stampa e l’article marketing sono, nella maggioranza dei casi, puri testi in cui inserire link. Non ha più importanza la comunicazione, l’unico obiettivo è inserire un link, è linkare la parola chiave. Del contesto e della primigenia forma di comunicazione non resta più neanche l’ombra.
Uno degli ultimi comunicati stampa che ho ricevuto era un ibrido fra un comunicato e un articolo. E il bello è che proveniva da un’azienda che si occupa di web marketing e copywriting. Ecco due stralci del testo:
Può essere scontato fare un elenco delle informazioni che devono esserci su un sito internet, ma in realtà non è così: sul web c’è veramente di tutto e spesso durante la realizzazione di siti internet a Torino e nel resto dell’Italia vengono omessi dati importanti, che invece dovrebbero esserci sempre.
Il grassetto è mio e vuole evidenziare la frase linkata nel testo. A che serve localizzare geograficamente un servizio, se si sta parlando in maniera generica?
Eccone un secondo, migliore del precedente:
Immagini: durante la fase di realizzazione di siti internet a Torino, cercate di inserire delle immagini che descrivano la vostra attività, a supporto del servizio che offrite.
Dunque, in base a quanto scritto, soltanto se devo realizzare un sito a Torino posso inserire delle immagini sulla mia attività, altrimenti non conviene…
- Dove vengono formati questi specialisti del web marketing?
- Come nascono queste dubbie figure della comunicazione online?
- Che benefici avranno i clienti che si affideranno a queste aziende?
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L’errato significato dell’acronimo SEO
Pubblicato il Giugno 11, 2010 | Archiviato in Seo e posizionamento
Ottimizzazione: concetti da chiarire
Sempre più ci si sta dimenticando di cosa sia un sito, di cosa sia un utente, perché i concetti di SEO e posizionamento sono stati distorti a favore di un totale servilismo nei confronti dei motori di ricerca. La vita di molti webmaster è legata a una barretta verde che segnala l’oggettiva importanza del suo sito.
Forse è proprio l’acronimo SEO a essere sbagliato, a confondere i webmaster. Per molti ottimizzare un sito per i motori di ricerca significa relegare i propri utenti ai margini, spesso non considerarli affatto.
Ma ottimizzare un sito per i motori significa ottimizzarlo per gli utenti, se ci pensate bene. Un motore non legge la veste grafica del vostro sito, non può sapere se avete creato un bel design, ma sa se avete scritto un buon codice. Sa se, nel vostro codice, avete usato i giusti elementi per fornire le informazioni ai vostri utenti.
E gli elementi che un motore di ricerca apprezza sono gli stessi che apprezza un utente:
- il titolo della pagina: altrimenti come farà a sapere di che parla quella pagina, trovandola nelle serp?
- La description: altrimenti come si renderà conto se quella pagina gli sarà davvero utile?
- I titoli e i sottotitoli: altrimenti come si districherà in un lungo testo, come saprà quali argomenti sono trattati?
- I grassetti: altrimenti come sarà catturata la sua attenzione sui punti principali del testo?
- I contenuti: altrimenti che è entrato a fare nel vostro sito?
Questo è l’errore che è stato commesso sin dall’inizio: quello di aver creato la search engine optimization, quello di aver scatenato confusione in migliaia di web master e presunti seo, quella di aver contribuito a creare testi illeggibili perché considerati ottimizzati per i motori di ricerca, quella di aver provocato la semina di migliaia di anchor text, gettate sui testi come semi su un campo arato (semi che non è detto attecchiscano).
La search engine optimization dovrebbe chiudere i battenti a favore della reale ottimizzazione di un sito. Non più per i motori di ricerca. Ma per gli utenti. Finalmente.
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Google? Un motore di ricerca antiquato
Pubblicato il Giugno 7, 2010 | Archiviato in Seo e posizionamento
Google viene considerato il più grande e migliore motore di ricerca esistente. Sul fatto che sia il più grande non abbiamo dubbi, visti i soldi che guadagna. Ma siamo davvero in buone mani? Con questo articolo voglio sottolineare alcune lacune, gravi secondo me, che questo motore possiede e che persiste a possedere, non offrendo ai suoi utenti un servizio pulito.
Anzianità del dominio: i vecchi sono sempre più saggi?
Google dà molta importanza all’anzianità del dominio. Più un sito è vecchio, è presente online, e più il suo predominio in serp è saldo. E’ difficile scalzare dalle serp un sito che ci si è stabilito da anni. Non importa quanto i vostri contenuti siano validi e veramente informativi e utili per gli utenti, quel sito vincerà sempre.
Lo dimostra il fatto che molte pagine web sono in prima pagina nelle serp per determinate parole chiave. Pagine che di fatto non hanno quasi contenuti, o si limitano a un elenco di link, mentre altre, con la stessa chiave, faticano a salire, eppure hanno contenuti relativi a quella chiave.
Il contesto, quindi, per Google non è ancora così importante. L’anzianità del sito ha più forza del suo contesto. E’ come se un vecchio scemo venisse considerato un saggio, a discapito di un giovane plurilaureato che si vede chiudere ogni porta. Ottima politica.
Il title come elemento di elevata importanza
Se da una parte posso essere d’accordo sul fatto che ogni pagina web debba avere un titolo ben scritto, unico e comprensibile, se posso essere d’accordo sul fatto che sia davvero un elemento fondamentale- uno degli elementi fondamentali, anzi- di un sito, credo che un title debba essere considerato nell’intero contesto, per poter essere definito fondamentale.
Altrimenti è come esibire dei documenti falsi. E’ questo che vuole Google? Che chiunque, solo per aver scritto un title, possa poi pubblicare quello che vuole?
Eppure Google ancora premia i title nelle sue serp, e molte volte non si preoccupa nemmeno di controllare che cosa contengano, o meglio se il title è giusto per il contesto che introduce.
Un esempio estremo a dimostrazione di questa pecca nel colosso Google: tempo fa, cercando in rete “Il signore degli anelli”, approdai in una galleria pornografica… sì, perché il webmaster aveva quella frase come title della sua galleria…
Che il title debba essere quindi un elemento di fondamentale importanza in una pagina web è giusto, ma che lo sia solo se contestuale.
Perché un sistema di valutazione come il pagerank fa acqua da tutte le parti
La pagerankmania è una malattia reale, che webmaster poco esperti contraggono sin dai primi siti sviluppati. Anziché concentrarsi sulla produzione di contenuti per i propri siti e sulla loro promozione, perdono tempo e salute dietro una volgare barretta verde.
C’è da aggiungere che quella fatidica barretta verde NON indica il reale pagerank di un sito, che solo Google conosce, e non rivela. Mi sembra di essere tornato indietro negli anni, a scuola, quando l’insegnante ti valutava, ma non voleva dirti il voto che ti aveva dato… e Google è ben lontano dal poter essere considerato un insegnante.
Ecco cosa dice Google riguardo a questa innovativa tecnologia:
I motori di ricerca tradizionali si basano in gran parte sulla frequenza con cui una parola viene visualizzata in una pagina web. Google utilizza PageRank™ per esaminare l’intera struttura di link del Web e determinare quali pagine sono più importanti.
http://www.google.it/intl/it/corporate/tech.html
…PageRank interpreta un link da Pagina A a Pagina B come un voto per la Pagina B espresso dalla Pagina A.
PageRank considera inoltre l’importanza di ogni pagina che esprime un voto, in quanto i voti espressi da alcune pagine sono considerati di maggior valore, attribuendo quindi alla pagina collegata un valore più elevato. Le pagine importanti ricevono un PageRank maggiore e compaiono in alto nei risultati della ricerca.
E fin qui possiamo quasi essere d’accordo. Ma non sempre un link è un voto favorevole. E’ come dire che più si parla di una persona e più quella persona è importante e affidabile e è giusto che compaia sempre ai primi posti, davanti agli altri. Questo è sinonimo di meritocrazia?
E perché il link di un sito considerato importante dà più importanza alla pagina linkata? Questo significa che, se un personaggio famoso parla di qualcosa di inutile, allora quel qualcosa assume magicamente importanza.
Il motore di ricerca di Google analizza inoltre il contenuto delle pagine.
Il contenuto delle pagine, invece, va analizzato prima. Un sito è fatto di contenuti. I link servono per spostarsi da una pagina all’altra e da un sito all’altro, non per valutare contenuti.
Con questa politica Google ha trasformato il web in ciò che accade esattamente nella vita reale: i piccoli restano piccoli, anche se offrono prodotti di qualità, mentre i grandi saranno sempre più grandi.
Guardate Wikipedia, che compare sempre al primo posto con qualsiasi ricerca. Può essere ritenuta affidabile e completa per ogni chiave di ricerca? Ma Wikipedia sta ben attenta a non concedere link validi a nessuno, avendo capito subito il gioco di Google. E Facebook idem: non concede link validi, ma prende link ogni giorno, da tutto il mondo, e il suo predominio cresce.
Questo è il web creato da Google, per nulla semantico, per nulla meritocratico, ma basato su un sistema di valutazione infantile e impreciso.
E, soprattutto, infischiandosene del contesto.
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Linee guida per l’ottimizzazione del mio sito
Pubblicato il Maggio 24, 2010 | Archiviato in Seo e posizionamento
Non più S.E.O. (Search Engine Optimization), ma M.E.O. (My Ethic Optimization)
Perché il mio sito è, appunto, meo, prima di essere seo…
Ormai stanco, stufo, stressato da un web sempre più annegato nello spam, nell’analfabetizzazione, nei continui tentativi di salire nelle serp, da un web sempre più “googlizzato” (leggi: monopolizzato da Google), ho deciso di riscrivere le linee guida per l’ottimizzazione dei siti, o meglio quelle del mio sito.
Sono io a dettare le regole nel mio sito, non un’azienda, anche se quell’azienda si chiama Google. Purtroppo è Google a dettare le regole del web, poiché basa i suoi criteri di valutazione su un sistema che fa acqua da tutte le parti, ma su questo tornerò con un articolo apposito.
Premesso che:
- non utilizzo il mio sito per scopi illegali o comunque contrari alle vigenti leggi italiane;
- non utilizzo il mio sito per spam;
- non linko siti che trattano di argomenti contrari alle leggi italiane né siti che trattano di pornografia, vendita di armi, droghe, medicinali o sigarette;
- conosco il codice HTML e i rudimenti SEO.
Dichiaro quanto segue:
- il mio sito è casa mia, quindi sono io a decidere cosa linkare e come linkarlo. Se ho deciso di linkare un sito, è perché ho sentito il bisogno di farlo. Essendo in grado di intendere e di volere, sono perfettamente idoneo a regalare un link a un altro sito, senza che questa azione mi sconvolga la mente con la assurda e illogica preoccupazione che il mio link juice si disperda a favore di terzi.
- Se voglio creare una pagina di link per portare traffico a siti di amici e conoscenti (che reputo validi, altrimenti non li avrei linkati) sono libero di farlo. Questo non può né deve penalizzarmi in nessun modo, perché non c’è nulla di illegale né di immorale nel creare una pagina di scambio link.
- Il criterio di valutazione del mio sito è dato dai miei utenti e dal mio traffico, conseguenza dei contenuti che pubblico. Non può essere definito “strumento di valutazione” una insignificante barretta verde nel browser che segnala un arbitrario valore fornito da un preciso motore di ricerca, che ha fatto dei contenuti altrui il suo pane quotidiano.
- L’uso dell’attributo nofollow non è una legge, ma eventualmente un consiglio, che può essere accettato, condiviso o meno. Nel mio sito, in casa mia quindi, decido io se, dove, come, quando e perché usare tale attributo. Se lo spider si stressa a dover passare per lo stesso link che ha trovato magari tre volte nella pagina, beh, sono problemi suoi, non miei. In fondo, è il suo lavoro. Il motore di ricerca lavori affinché lo spider sappia subito riconoscere un link su cui è già passato, ma non si azzardi a dire a me di operare modifiche nel codice del mio sito a causa di sue lacune e limitazioni.
Detto questo, io continuerò a produrre contenuti unici, originali, validi, informativi, basando la struttura dei miei siti e l’organizzazione dei miei testi su ciò che ho imparato in oltre dieci anni di esperienza nella costruzione di pagine web e nella scrittura di contenuti per il web, e non sulle paturnie di un motore di ricerca che, a causa della sua imperfezione, non ha la facoltà di capire quando un sito è veramente utile per l’utente.
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Il primo web designer d’Italia
Pubblicato il Novembre 29, 2007 | Archiviato in Seo e posizionamento
Ieri sera Google mi ha fatto un bel regalo, mostrandomi nelle serp come il primo web designer d’Italia.
Sì, perché cercando appunto “web designer” su Google il mio sito è il primo link.
Due giorni fa ero secondo e qualche settimana prima stavo in quarta o quinta posizione.
Ho voluto fare una schermata della serp a ricordo di quel bel risultato.
Non so quanto resterò primo, certo farò di tutto per restarci. Ma, come è ormai noto a tutti, le serp cambiano, e in effetti rispetto a ieri sono già cambiate.
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