I conigli del web

Pubblicato il gennaio 18, 2010 | Archiviato in Internet

Il web è di tutti e è fatto da chi lo vive. Prende forma e immagine di chi lo frequenta e lo plasma. Non parlo di chi naviga e preferisce restare dietro le quinte- o è obbligato a farlo per sua ignoranza- ma di chi scrive, di chi si mette in gioco, di chi si crea un suo spazio.

Quest’ultimo subisce critiche e complimenti. Se i secondi fanno sempre piacere, le critiche possono dare fastidio. Se costruttive, fanno piacere anche le critiche, perché nessuno è perfetto, ma tutti possono sbagliare.

Quello che invece a me dà molto fastidio sono i conigli del web.

I conigli del web

Nella mia più o meno lunga permanenza nel web italiano- dura all’incirca dal 1998/99- ho ricevuto parecchie critiche e anche parecchi complimenti. Non voglio parlare dei complimenti, quelli sono personali, ricevuti sì in privato come le critiche, ma fanno parte del piccolo tesoro di ognuno, non vanno divulgati.

Voglio parlare delle critiche pseudo-costruttive. Pseudo perché anonime. I complimenti che ho ricevuto erano tutti firmati, minimo con un nome e un’email valida. Ma molte critiche, o per un sito o per l’altro o per un mio qualche comportamento, erano invece anonime.

Spedire un’email anonima è facile. Si entra nella pagina Contatti, si riempie il form scrivendo una falsa email e un nick sconosciuto, si critica e si spinge Invia. Dall’altra parte c’è uno che riceve, si legge la critica e non può né rispondere all’attacco né risalire al mittente.

Comodo, no? Democrazia è anche questo. Attacco unilaterale.

E’ questo il tipico comportamento del coniglio. Di chi ha paura delle proprie idee e delle proprie azioni. Di chi preferisce parlare senza farsi vedere. Di chi si vergogna di ciò che scrive. Di chi teme il confronto.

Una delle tante, uno dei tanti

Voglio pubblicare l’ultima critica, dell’ultimo degli anonimi. Non solo perché alla fine ho definitivamente perso la pazienza- che poi non ho mai avuto- ma perché è stato proprio lui a chiedermelo.

Ecco l’ultima critica ricevuta:

Caro Daniele, probabilmente ci conosciamo soltanto online,

Non direi, o almeno non ho alcun dato per poterlo appurare.

ma mi preme muoverti una critica che mi sembra tanto opportuna quanto poco banale.

Perfetto.

Ti spacci per webdesigner e webdeveloper,

Falso. Mi spaccio solo per web designer.

ma il tuo sito web personale graficamente lascia molto a desiderare

Vero. Ho in mente il restyling da tempo, ma non ho l’ispirazione.

e per quanto riguarda il software, non si allontana nemmeno minimamente dal preimpostato cms opensource.

E dove sta scritto che debba necessariamente allontanarsene? E’ impostato secondo le mie esigenze. Nel restyling, già pronto da tempo su carta, se ne allontana un po’ di più, quel tanto che basta alle MIE esigenze.

Tanto mi basta per decidere assolutamente di non affidare un eventuale lavoro a te,

Una rottura di scatole in meno, grazie.

preferendo installarmi ad esempio wordpress con procedura guidata e cambiarne il logo.

Se pensi che basti installare WordPress e cambiare il logo per far partire un blog, allora lascia perdere.

Credo, dunque che sia finita l’epoca di noi sviluppatori che quando facciamo un sito ci perdiamo l’anima per realizzare ex novo un cms su misura ed una grafica originale e mai scontata.

Beh, non credo assolutamente che chi ha bisogno di un sito si crei da sé un cms. Io poi, ribadisco, non sono un programmatore, quindi non sono in grado di crearmi un cms.

Mi piacerebbe se questo mio pensiero lo pubblicassi nel prossimo post, così giusto per vedere la gente che ne pensa..
aspetto tue online, byebye

Appena fatto.

Per i posteri

Commenti anonimi non saranno accettati, d’ora in avanti. Io non ne ho mai lasciati. E così pretendo che facciano gli altri. A me i conigli piacciono in agrodolce, panati, arrosto e alla brace. Ma non nel web.

Banda larga: firma per far sentire la tua voce

Pubblicato il novembre 10, 2009 | Archiviato in Internet

AICEL ritiene che la possibilità di accedere ad Internet con una connessione veloce sia:

  • un diritto della cittadinanza: perchè debbono esserci cittadini di serie A e di serie B?
  • un’opportunità di sviluppo economico: si stima che con la diffusione della Banda Larga si portrebbero creare oltre 50 mila nuovi posti di lavoro.

Firma su AICEL.

Che cosa NON è internet – 10 dichiarazioni

Pubblicato il novembre 9, 2009 | Archiviato in Internet

Questo articolo rappresenta una sorta di contro-manifesto di internet. Non spiega che cosa è internet, bensì che cosa NON è. E’ tempo di spiegare alla gente che cosa NON sia questo mezzo di comunicazione.

Rappresenta alcuni dei principali luoghi comuni che l’ignoranza del mezzo, l’ignoranza nei confronti di internet, ha fatto suoi, e sbandiera in una inconsapevole (e talvolta consapevole) battaglia contro internet.

Una battaglia persa in partenza.

1. Internet NON è una fonte di risorse gratuite

Se da una parte è vero che internet è un’immensa fonte di informazioni liberamente condivisibili da chiunque, dall’altra è ancor più vero che internet non è un luogo virtuale in cui prelevare ogni informazione (testi, immagini, video, suoni) per ripubblicarla per i propri scopi. In questo caso si chiama plagio, ed è un reato. Condividere significa informare, non appropriarsi del lavoro altrui. Se consiglio a una persona un libro o un film, non mi approprio di quel libro o di quel film spacciandolo per mio. Scrivere “Fonte: internet (o web o la rete)” non giustifica il nostro plagio né ci scagiona da un reato.

2. Internet NON è un pericolo da evitare

L’errata convinzione di alcuni soggetti che internet sia un “luogo” pericoloso deve essere smantellata dalla mente. Internet è soltanto un mezzo di comunicazione, diverso e più avanzato degli altri. Se internet è da evitare, è allora da evitare anche il telefono, la posta cartacea, le strade, i negozi, gli stadi e qualsiasi altro luogo o oggetto che ci mette in comunicazione cogli altri. Il male si annida ovunque, ma questo non significa che “ovunque” sia il male. Internet è soltanto l’ultimo mezzo che la parte disonesta dell’umanità utilizza per scopi illeciti. Ma internet è anche l’ultimo mezzo che tante associazioni benefiche usano per migliorare il mondo in cui viviamo.

3. Internet NON è qualcosa che deve piacere

Internet esiste. Internet è il futuro. Internet è l’evoluzione dei mezzi di comunicazione. Internet è fruibilità delle informazioni. Dire “A me internet non piace” è retrocedere a un passato di isolamento. E’ rinunciare a un grande progetto. E’ rinunciare a un potente mezzo di ricerca e di connessione. Non c’è posto, nel XXI secolo ormai avviato, per chi resta ancorato al passato, per chi rifiuta, solo per ignoranza personale, un mezzo di comunicazione che non si sforza di conoscere appieno. Internet non deve piacere perché forma di passatempo personale, ma perché è parte di noi e del nostro futuro. Internet deve piacere perché deve essere accettata come realtà odierna.

4. Internet NON è un bene riservato a pochi

Se davvero internet rappresenta il futuro- e lo rappresenta- allora non deve restare confinato alle grandi città industrializzate o ai centri abitati di una certa grandezza. In Italia esistono ancora paesi che non sono coperti da connessioni veloci. Questi paesi sono oggi quasi tagliati fuori da internet. Il web è cambiato e cambia di continuo. Video, blog, forum, social network sono ormai quasi irraggiungibili con una connessione analogica. Le istituzioni, non solo italiane ma di tutto il mondo, devono adoperarsi per offrire la possibilità a tutti di navigare su internet a velocità decenti. Devono fare pressione sui grandi colossi della comunicazione affinché tutte le zone siano coperte da una connessione ad alta velocità.

5. Internet NON è solo Facebook e chat

La televisione, come gli altri mezzi di comunicazione di massa, non aiuta di certo lo sviluppo di internet né fa qualcosa per diffondere credibilità all’invenzione più rivoluzionaria della storia. Un fenomeno, come quello di Facebook, viene immediatamente associato al significato di internet. Così come per molti internet equivale a chattare. Ma Facebook è soltanto un puntino rispetto alla grandezza e alle potenzialità di internet. La chat è soltanto uno degli innumerevoli servizi che può offrire internet. Oltre questo c’è il commercio elettronico. C’è la condivisione di informazioni. C’è la fruibilità di servizi e notizie in tempo reale. C’è l’azzeramento delle distanze che ci separano dalle persone care.

6. Internet NON è casa nostra

Che internet sia un luogo virtuale non significa che non sia un luogo. Anzi, è uno dei luoghi più pubblici che esistano, il più pubblico, forse, poiché ogni informazione che vi viene immessa è subito a disposizione di tutto il pianeta. E’ inutile parlare di buoni comportamenti, di migliorare la società in cui viviamo, se poi in rete, su internet, ognuno pensa ai propri scopi calpestando il lavoro altrui, non rispettando la proprietà altrui. Chi entra in un sito, in un blog, in un forum, in una community, sta entrando in casa altrui o in uno spazio condiviso, come se entrasse in un circolo culturale o sportivo. Il rispetto vale nella realtà quotidiana come in quella virtuale. Internet è anche la società in cui viviamo.

7. Internet NON è qualcosa da regolamentare

Ogni tanto spunta, come gramigna in un campo di grano, una legge che ha l’ipocrita presunzione di regolamentare internet, ma che invece, subdola, è un’arma per chiudere la bocca agli utenti. E in quei giorni il “popolo della rete” si mobilita scrivendo e firmando petizioni per bloccare sul nascere l’ennesima proposta di legge liberticida in un paese che si professa da decenni libero e democratico. Finché internet non sarà vista come uno strumento di comunicazione, il suo sviluppo- e con esso lo sviluppo di chi la usa- sarà sempre ostacolato dal retrogrado di turno. Internet va assecondata e spronata. Chi la usa per scopi illeciti sarà punito per una legge che già esiste, non ha bisogno che qualcuno ne crei un’altra a lui dedicata.

8. Internet NON è un mercato delle pulci

La gratuità e l’estrema semplicità di immissione di informazioni su internet ha creato col tempo una sorta di internet parallela. Da una parte gli utenti possono trovare siti di elevata qualità e, di conseguenza, di grande utilità, dall’altra gli stessi utenti si imbattono- specialmente negli ultimi anni- in siti privi di sostanza, creati appositamente per racimolare spiccioli coi programmi di affiliazione. Internet può e deve essere vista anche come una fonte di guadagno, ma che il guadagno sia da entrambi le parti in causa: utente e webmaster. Creare un sito che offre contenuti banali, o persino copiati e rimaneggiati, col solo scopo di produrre pagine e pagine di informazioni per giustificare gli annunci pubblicitari, equivale a stendere un telo in terra e vendere cianfrusaglie, spacciandole per beni di valore.

9. Internet NON è l’ultima ruota del carro

Se a una telefonata si risponde subito, se a un sms si risponde immediatamente, se una raccomandata ci fa smuovere dalla sedia, perché a un’email non si risponde se non dopo giorni e, spesso, non si risponde per niente? Internet, come mezzo di comunicazione, non può essere lasciata in disparte. Non rispondere a un’email entro un tempo ragionevole (e per ragionevole intendo questione di pochi minuti o poche ore al massimo) è come lasciar squillare il telefono a vuoto, accumulare sms senza risposta e non aprire una lettera. Dall’altra parte c’è un essere umano che ha donato parte del suo tempo e delle sue risorse (usura del pc, canone telefonico ed elettricità) per entrare in comunicazione con un altro essere umano.

10. Internet NON è sinonimo di mediocrità

Questa dichiarazione è dedicata a tutte quelle aziende e a tutti quei professionisti che lanciano la propria attività nel web con siti artigianali e amatoriali. Se è vero che internet permette di pubblicare online, tramite strumenti e programmi gratuiti, un sito o un blog in pochi minuti e senza alcuna difficoltà, dall’altra è anche vero che la propria attività in rete ha il medesimo valore di quella del mondo reale. Se nella vita reale un’azienda ha curato il suo ufficio, il suo negozio, se un professionista ha curato il proprio studio, perché su internet azienda e professionista si limitano a pubblicare siti mediocri o perfino inguardabili? Perché internet continua a essere vista come sinonimo di mediocrità? Pubblicare un sito scadente equivale ad accogliere un cliente in una baracca anziché in un ufficio, equivale a vendere la propria merce su un telo steso a terra anziché in un negozio.

Il manifesto di internet

Pubblicato il settembre 11, 2009 | Archiviato in Internet

Ho trovato in rete questo interessante ed importante manifesto di internet, scritto da alcuni giornalisti tedeschi. Il sottitolo è “Come lavora oggi il giornalismo. Diciassette dichiarazioni”.

Ho trovato una traduzione online, ma non mi soddisfaceva, era troppo libera. Ne ho quindi fatta una io più letterale e completa. Se trovate errori segnalatemelo. La versione originale in inglese si chiama Internet Manifesto.

Il manifesto di internet

Come lavora oggi il giornalismo. Diciassette dichiarazioni

1. Internet è differente.

Produce differenti ambiti pubblici, differenti condizioni commerciali e competenze culturali diverse. I media devono adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica odierna invece di ignorarla o cambiarla. E’ loro dovere sviluppare la miglior forma di giornalismo possibile basata sulle tecnologie disponibili. Questo include nuovi prodotti e nuovi metodi giornalistici.

2. Internet è un impero mediatico tascabile.

Il web riorganizza le strutture mediatiche esistenti superando i loro precedenti confini e oligopolie. La pubblicazione e la diffusione di contenuti non richiedono più grossi investimenti. La concezione che ha di sé il giornalismo si sta curando- per fortuna- dalla sua funzione di controllo dell’informazione. Tutto ciò che resta è un giornalismo di qualità attraverso cui il giornalismo si distingue dalla mera pubblicazione.

3. Internet è la nostra società in Internet.

Le piatteforme basate sul web come i social network, Wikipedia o YouTube sono diventate parte della vita quotidiana della maggioranza della gente del mondo occidentale. Sono accessibili come il telefono o la televisione. Se le aziende di comunicazione vogliono continuare ad esistere, devono capire il mondo degli utenti di oggi e adottare le loro forme di comunicazione. Questo include le forme base della comunicazione sociale: ascoltare e rispondere, meglio conosciuto come dialogo.

4. La libertà di Internet è inviolabile.

L’architettura aperta di internet costituisce la legge base dell’IT (Information Technology, n.d.T.) di una società che comunica digitalmente e, di conseguenza, del giornalismo. Non dovrebbe essere modificata con l’obiettivo di proteggere speciali interessi commerciali o politici spesso nascosti dal pretesto del pubblico interesse. A prescindere da come sia fatto, bloccare l’accesso a internet mette in pericolo il libero flusso di informazioni e corrode il nostro diritto fondamentale alla scelta del livello di informazione.

5. Internet è la vittoria dell’informazione.

A causa di un’inadeguata tecnologia le aziende di comunicazione, i centri di ricerca, le istituzioni pubbliche e altre organizzazioni hanno compilato e classificato l’informazione mondiale fino a ora. Oggi ogni cittadino può configurare propri filtri di notizie secondo i gusti personali, mentre i motori di ricerca forniscono una miniera di informazioni di una grandezza mai vista prima. Le persone possono ora informarsi meglio che mai.

6. Internet cambia migliora il giornalismo.

Attraverso internet il giornalismo può completare il suo ruolo socio-educativo in un nuovo modo. Questo include presentare le informazioni come un processo continuo e in costante cambiamento; la decadenza dell’inalterabilità della stampa è un beneficio. Chi vuole sopravvivere in questo nuovo mondo di informazione ha bisogno di un nuovo idealismo, di nuove idee giornalistiche e di un senso di soddisfazione nello sfruttare questo nuovo potenziale.

7. La rete richiede un network.

I link sono collegamenti. Ci conosciamo l’un l’altro attraverso i link. Chi non li usa esclude se stesso dal discorso sociale. Ciò riguarda anche i siti delle aziende di comunicazione tradizionale.

8. I link premiano, le citazioni abbelliscono.

I motori di ricerca e gli aggregatori facilitano il giornalismo di qualità: aumentano la trovabilità di contenuti rilevanti oltre il lungo termine e sono così una parte integrale della nuova e interconnessa sfera pubblica. I riferimenti attraverso link e citazioni- includendo specialmente quelli fatti senza alcun consenso o anche compenso dell’autore- rendono prima di tutto proprio possibile la cultura del social network.

9. Internet è la nuova sede per il discorso politico.

La democrazia cresce grazie alla partecipazione e alla libertà di informazione. Trasferire le discussioni politiche dalla comunicazione tradizionale a internet e approfondire questa discussione coinvolgendo l’attiva di partecipazione del pubblico è uno dei nuovi obiettivi del giornalismo.

10. La libertà di stampa di oggi significa libertà di opinione.

L’articolo 5 della Costituzione tedesca non comprende diritti protettivi per professioni o modelli di impresa tecnicamente tradizionali. Internet annulla i limiti tecnologici fra il dilettante e il professionista. Ecco perché il privilegio della libertà di stampa deve riguardare chiunque può contribuire all’adempimento dei doveri del giornalismo. Qualitativamente parlando, non dovrebbe essere fatta nessuna differenziazione fra giornalismo pagato e non pagato, ma piuttosto fra giornalismo buono e scadente.

11. Il più è il più – non esiste troppa informazione.

Un tempo istituzioni come la chiesa avevano potere sulla coscienza personale e mettevano in guardia contro l’incontrollato flusso di informazioni quando fu inventata la stampa. D’altra parte c’erano gli scrittori dei pamphlet, gli enciclopedisti e i giornalisti che dimostravano che più informazioni portavano più libertà, sia per l’individuo che per l’intera società. A quest’oggi nulla è cambiato a questo riguardo.

12. La tradizione non è un modello di impresa.

Si può guadagnare su internet con contenuti giornalistici. Già oggi se ne possono fare parecchi esempi. Proprio perché internet è terribilmente competitiva, i modelli di impresa devono essere adattati alla struttura della rete. Nessuno dovrebbe provare a fuggire questo adattamento essenziale attraverso una politica mirata a preservare lo status quo. Il giornalismo ha bisogno di una competizione aperta per le migliori soluzioni di rifinanziamento sulla rete, con il coraggio di investire nella sfaccettata implementazione di queste soluzioni.

13. Il diritto d’autore diventa un dovere civico su Internet.

Il diritto d’autore è un caposaldo dell’organizzazione delle informazioni su internet. I diritti degli autori di decidere del tipo e dello scopo della diffusione dei loro contenuti sono validi anche nella rete. Allo stesso tempo non si deve abusare del diritto d’autore come un modo per salvaguardare obsoleti meccanismi di fornitura ed escludere nuovi modelli di distribuzione o schemi di licenze. La proprietà comporta degli obblighi.

14. Internet ha tante valute.

I servizi di giornalismo online finanziati dalla pubblicità offrono contenuti in cambio di messaggi pubblicitari. Il tempo di un lettore, di un visitatore o di un ascoltatore è prezioso. Nell’industria del giornalismo questa correlazione è stata sempre uno dei principi fondamentali del finanziamento. Altre forme di rifinanziamento che sono giustificabili dal punto di visto del giornalismo hanno bisogno di essere create e testate.

15. Ciò che è nella rete resta nella rete.

Internet sta portando il giornalismo a un nuovo livello qualitativo. Testi, suoni e immagini online non devono essere più transitori. Restano rintracciabili, così da costruire un archivio di storia contemporanea. Il giornalismo deve tenere conto dello sviluppo dell’informazione, della sua interpretazione e dei suoi errori, cioè deve riconoscere i suoi sbagli e correggerli in maniera trasparente.

16. La qualità resta la qualità più importante.

Internet ridimensiona volumi omogenei di beni. Solo quelli notevoli, credibili ed eccezionali otterranno un costante seguito a lungo andare. Le richieste degli utenti sono aumentate. Il giornalismo deve soddisfarle e rispettare i propri principi su cui si basa.

17. Tutto per tutti.

Il web costituisce un’infrastruttura per lo scambio sociale superiore a quella dei mass media del XX secolo: quando si è nel dubbio, la “generazione Wikipedia” è capace di giudicare la credibilità di una risorsa, tracciando le notizie fino alla risorsa originale, ricercandola, controllandola e valutandola- da sola o come parte dello sforzo di un gruppo. I giornalisti che snobbano ciò e non sono disposti a rispettare queste competenze non sono presi seriamente dagli utenti di internet. E a ragione. Internet rende ciò possibile per comunicare direttamente con quelli che sono conosciuti come destinatari- lettori, ascoltatori e visitatori- e sfruttare la loro conoscenza. Non sono richiesti tutti i giornalisti che sanno questo, ma quelli che comunicano e indagano.

Il governo ha paura di internet

Pubblicato il luglio 7, 2009 | Archiviato in Internet

“Nei prossimi giorni varrà, forse, la pena di fermarsi a riflettere su come sia potuto accadere che nel 2009 un Senatore della Repubblica abbia proposto – ed i suoi colleghi abbiano a larga maggioranza approvato – un emendamento che minacciava di oscurare la Rete nel secolo della Rete.” Guido Scorza

Logo dello sciopero del 14 luglioCi hanno provato più volte, da una parte politica e dall’altra. I due schieramenti perfettamente d’accordo su un unico punto: chiudere la bocca al cosiddetto popolo della rete. Internet non vista come un’opportunità, bensì come una minaccia.

I cittadini italiani possono parlare, scambiare informazioni, confrontarsi, denunciare, esprimersi contrariamente a ciò che il governo di turno promuove. I cittadini italiani hanno ora, grazie a internet, un megafono, per dire al paese come la pensano.

Internet permette di portare la voce di ognuno lontano e gratuitamente o comunque a costi sostenibili. E’ alla portata di tutti. E’ quasi ovunque. E’ virale. E’ veloce. E lascia il segno. E per questo è pericolosa e va bloccata. Chiusa. Imbavagliata.

Ma non con una legge ad hoc, bensì con l’inganno. Il bavaglio mascherato da comma e decreti, per farlo passare quasi inosservato.

La legge Levi-Prodi

Ricordate la famosa legge Levi-Prodi? Secondo quella legge-vergogna chiunque aveva un blog o un sito avrebbe dovuto registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se faceva informazione senza fini di lucro…

Ne parlò Beppe Grillo nel suo blog. Eravamo al 19 Ottobre 2007.

Disegno di legge antiblog: aggiornamenti della situazione

Un anno dopo, nel novembre 2008, c’è un aggiornamento della situazione. Dove stavano le modifiche? Da una parte si parlava che i siti personali erano esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, ma dall’altra, se questi siti esponevano annunci o banner, rientravano nelle attività di impresa.

Registrazione dei siti web, la Cassinelli 2.0

Roma – “La presente proposta di legge è stata redatta con il contributo e la collaborazione del popolo della rete internet, dei blogger italiani e dei tecnici delle riviste specializzate. Vuole far sì che coloro i quali sfruttano la rete internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i blog, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici”.

Leggi l’articolo su Punto Informatico.

L’obbligo di rettifica per tutti i “siti informatici”

L’ultima vigliaccata contro internet dai legislatori italiani, il Decreto Alfano:

All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma e` inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

In pratica, se qualcuno chiede rettifica di ciò che ho scritto, io ho 48 ore di tempo per pubblicare la rettifica.

E…

  1. se stessi male?
  2. se fossi in ospedale?
  3. se fossi in ferie, irraggiungibile?

Io ho scritto oltre 1.200 testi per il web. Prendiamo il caso estremo, e cioè che mi si chieda rettifica di tutto quello che ho scritto. In 48 ore pensate possa farcela? E non ho calcolato oltre 10.000 post su vari forum a cui sono iscritto. Né qualche altro migliaio di post nei vari newsgroup che un tempo frequentavo e che sono ancora online.

Conclusione

Il famigerato DDL intercettazioni con il suo carico di disposizioni “ammazza internet” che minacciano di “chiudere per rettifica” la Rete è approdato all’esame del Senato e, tra il 13 ed il 14 luglio potrebbe diventare legge. Dal blog di Guido Scorza.

Il 14 luglio 2009, quindi, ci sarà lo sciopero della rete. Il 14 luglio in questo blog sarà pubblicato un post di 0 parole e un’immagine, quella già presente a inizio articolo. Un’immagine che vale 1000 parole.

Da leggere

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