Web: un’ignoranza tutta italiana
Pubblicato il gennaio 15, 2008 | Archiviato in Comunicazione, Internet
Cerchiamo di chiarire il concetto di web e come viene percepito in Italia, ossia male, non come dovrebbe esser percepito.
Web è informazione, informazione a 360°, informazione gestita da pagine web, immagini, video e suoni. Un’insieme mostruoso di informazioni in grado di arrivare in un tempo infinitesimo dall’altra parte del pianeta, in grado di essere percepite da milioni e milioni di persone.
Agganciate questo concetto alla vostra attività commerciale, se siete in grado di farlo, se, cioè, gettate nel cestino tutti i vostri (erronei) preconcetti sul web.
E immaginate di avere un negozio o un ufficio davanti a cui passano milioni e milioni di persone.
Non riuscite, però, a percepirne tutto il significato. Vi spiego il perché.
Ignoranza nella comunicazione
In Italia c’è tanta ignoranza, e non poteva mancare certo nella comunicazione. Per la maggior parte delle persone avere un sito internet è una sorta di moda, per altre è un qualcosa di informe, in quanto virtuale, e quindi viene trascurato o mal utilizzato.
Quante volte avete scritto ad un sito e non avete ricevuto risposta? Quante volte l’avete ricevuta dopo una settimana?
Comportamenti assurdi, sbagliati, controproducenti e non certo educati.
Se inserite nel vostro sito la voce “Contatti” è solo per vostro vantaggio e per vantaggio dei vostri potenziali clienti, non perché ci va, perché si deve mettere per forza, perché completa il menu di navigazione.
Avere un sito è, soprattutto, stabilire un contatto fra voi (intesi come azienda, liberi professionisti ma anche semplici appassionati) e i vostri utenti/clienti. Se la pagina “Contatti” fa solo presenza, tutto il sito diventa inutile.
L’esempio delle Poste Italiane
Avete mai provato a scrivere alle Poste Italiane? Esiste la pagina Contattaci. Entrateci.
In un sito come quello mi sarei aspettato un form da riempire, mentre mi ritrovo, oltre al telefono, un indirizzo email su cui cliccare.
Poco male, se quell’email facesse il suo dovere. Ho scritto varie volte a Poste Italiane. Mi rispondono, non certo in giornata, dicendomi di leggere il messaggio allegato.
Aprendo il messaggio, un documento .doc, si legge una frase disarmante. Si invita il cliente a chiamare il numero verde.
Ma allora a cosa serve mettere un indirizzo email nel sito, se comunque per avere informazioni devo chiamare il numero verde?
E’ per questo motivo che ho fatto partire un esperimento, che sapevo sarebbe riuscito. Lo sapevo perché ormai conosco la mentalità informatica italiana.
Sono andato sul sito delle Poste statunitensi: USPS, United States Postal Services. Sono entrato nella pagina “Contact Us“, che è ben diversa dalla pagina “Contattaci” delle Poste nostrane. Con un nutrito menu si cerca il servizio di cui si desiderano informazioni e si possono leggere le FAQ relative. Se non si trova la risposta, si può spedire un modulo.
E così ho fatto io. Mi sono inventato di un viaggio negli USA per tre mesi e ho chiesto se potevo aprire una cassetta postale.
Dopo qualche giorno mi hanno risposto, dandomi tutti i dettagli sulla mia richiesta.
In Italia siamo circa 60.000.000 di abitanti, negli USA sono invece circa 300.000.000. Fate voi un raffronto.
Se per voi questo è un esempio isolato, allora aggiungo che su centinaia di CV che ho inviato ad aziende italiane non ho MAI ricevuto risposta. E mai significa zero.
Dagli USA e dalla Gran Bretagna, invece, mi hanno risposto.
In Italia sono tutti impediti? No, è questione di mentalità.
Scarsa conoscenza del web
In Italia non si può dire che si conosca bene il web. A parte gli addetti ai lavori e gli appassionati, che hanno maturato un elevatissimo numero di ore di navigazione, tutti gli altri lo conoscono poco o nulla.
Il web non si riduce ad una chat, ad un sito di incontri, al download di mp3, suonerie e filmati. Ma è un enorme database di informazioni e, se usato bene, può migliorare una situazione lavorativa, può ampliare le conoscenze professionali, può semplificare il lavoro e la vita di tutti i giorni.
Ma questo concetto, a quanto pare, non entra in testa che a pochi eletti.
Scarsa o nulla considerazione delle potenzialità di internet
Quanti conoscono le effettive potenzialità che offre internet? Pochi. Troppo pochi.
Me ne accorgo dalle richieste di preventivo che mi giungono, me ne accorgo nella vita di tutti i giorni, parlando con chi usa poco questo mezzo di comunicazione.
Per molti avere un sito aziendale è come non averlo. “Mi dica quanto costa, se è troppo lascio perdere.” Se questa è la filosofia, che lasci perdere anche la sua azienda. Chi non sta al passo coi tempi, è condannato a soccombere. Verrà superato da chi invece assimila le nuove tecnologie e le fa sue, ne fa un’arma con cui battere la concorrenza, con cui attrarre nuova clientela.
A conti fatti, un sito internet, per quanto possa costare (sito vetrina, sito di e-commerce, blog aziendale, ecc.) avrà sicuramente un costo infinitamente minore rispetto a quello di un’azienda, di un ufficio, di uno studio.
Quanto costa l’anno mantenere un’azienda? Fatevi il calcolo delle spese di affitto, delle tasse (dalla luce al telefono al fisco), degli stipendi, dei materiali e consumabili per ufficio (computer, carta, inchiostro, ecc.), dei prodotti da vendere, delle spedizioni…
Ecco, un sito internet vi può costare meno di quello che spendete al mese, con tutti i vantaggi che ne consegue.
Quali vantaggi? L’ho scritto prima, quello di essere, innanzitutto, presenti in rete, ossia visibili in tutta Italia a costo zero. La spesa di un sito è ammortizzabile, quella del dominio può costare qualche decina di euro l’anno.
Eppure c’è ancora chi si rifiuta di avere un sito, ma magari spende centinaia di euro l’anno per essere inserito in un database online.
Scarsa considerazione nei confronti degli addetti ai lavori
“Il cliente, per definizione, ne sa più del web master“. Questo è un dogma. Deve essere accettato così, senza porsi domande, senza chiedere spiegazioni. E’ una legge di mercato, potrei dire. A questa legge si deve obbedire, pena la perdita del cliente.
Ben venga tale perdita, allora. Il modo di dire il cliente ha sempre ragione non può funzionare sul web. Se il cliente cerca il web master per affidargli la creazione del proprio sito web, significa che il web master è in grado di realizzarlo e il cliente no. Dico bene o non ho torto?
Eppure, a sentire il cliente, il sito deve esser fatto in quella maniera, perché così a lui piace. Poco importa se in quel modo le informazioni non saranno fruibili (con conseguente perdita dell’utenza), poco importa se in quel modo il sito sarà visto bene da un solo browser (con conseguente perdita dell’utenza), poco importa se in quel modo il sito sarà pacchiano e pesantissimo (con conseguente perdita dell’utenza), o, peggio, se sarà difficilmente reperibile nei motori di ricerca (con conseguente utenza zero).
La realizzazione di un sito è vista ancora, purtroppo, come una cosa alla portata di tutti. E’ senz’altro alla portata di tutti mettere in piedi un sito web dal punto di vista tecnico. Oggi ci sono programmi che aiutano moltissimo, ci sono CMS che snelliscono il lavoro.
Ma sviluppare un sito professionale significa possedere determinate conoscenze e competenze, significa conoscere il codice HTML e saperlo scrivere a mano, senza l’aiuto di software, significa conoscere gli standard W3C, per rendere il sito compatibile coi vari browser ed accessibile per quanto possibile, significa saper impaginare un testo affinché sia ben leggibile, realizzare una galleria di immagini leggera e funzionale, ottimizzare le pagine per i motori di ricerca, creare un menu di navigazione chiaro ed intuitivo.
Come spesso accade, purtroppo, il cliente preferisce affidare l’immagine della sua azienda online al solito conoscente o cugino di esso, che mette in piedi un sito a costi troppo bassi di quelli presenti sul mercato, facendo passare i veri professionisti per “troppo cari” o perfino “esosi”.
Scarsa conoscenza degli strumenti di comunicazione
Nel web sono presenti tanti strumenti di comunicazione, ossia tante diverse strutture che diffondono le informazioni in precise modalità.
Frequentando la rete da svariati anni, ormai, mi accorgo che c’è ancora chi scambia un blog per un forum, il che è come scambiare il proprio diario personale con una pubblica assemblea.
C’è chi commenta post nei blog chiedendo informazioni personali, chi perfino invia nei commenti comunicati stampa…
C’è chi contatta un sito non prendendosi il disturbo di leggere di cosa tratta e scrive messaggi campati in aria.
C’è chi invia comunicati stampa lunghi come articoli, chi usa l’article marketing solo per ottenere link verso il suo sito, scrivendo articoli pessimi che nessuno ripubblicherà, chi non sa distinguere la recensione di un sito da un articolo.
C’è chi usa ancora il testo nascosto per migliorare il suo posizionamento sui motori di ricerca e chi nasconde link a pagamento in frasi disarticolate e poi si lamenta di esser stato penalizzato da Google…
C’è chi mette in piedi un sito aziendale i cui contenuti testuali si riducono a 2-3 frasi striminzite.
C’è sempre la ricerca affannosa dei back link, non importa né come né dove, basta che ci siano back link. Ci sono comunicati stampa che ne contengono perfino oltre 20.
Ecco il metodo di lavoro degli italiani.
Impreparazione tecnica dei rappresentanti le istituzioni
Le istituzioni dovrebbero giocare un ruolo importante, eppure sono rappresentate da personale impreparato che sperpera i soldi pubblici, senza riuscire ad ottenere i risultati prefissati. Basta ricollegarsi al fattaccio di Italia.it… Per non parlare della legge Levi-Prodi… su cui caliamo un velo pietoso.
Quanti siti istituzionali accessibili ci sono nel web? Non rispettano neanche gli standard W3C. Quanto sono fruibili le informazioni nei siti istituzionali? Quanto risulta difficoltoso effettuare una ricerca in quei siti?
Chi rappresenta le istituzioni deve essere preparato o affidare l’incarico a chi ne ha la preparazione tecnica. Non basta essere un ministro, se tale ministro non conosce a fondo le problematiche della rete e le sue potenzialità.
Conclusione
La conclusione potrebbe essere scritta da voi…
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